I fantasmi esistono.

Narbona, valle Grana. Quando le prime case appaiono alla fine del sentiero che a mezzacosta taglia fra stretti valloni le basse pendici del monte Tibert, ci accorgiamo che gli spiriti dei morti sono lì. Sono lì ad attenderci in mezzo a quelle case diroccate, ai travi spezzati, ai muri crollati invasi dall’edera, ai mobili ed alle masserizie abbandonati in stanze ormai vuote da tempo.

Questo il destino di una borgata un tempo abitata da più di 100 abitanti, costruita casa su casa, come scrive Nuto Revelli, in fondo ad uno stretto vallone laterale della val Grana, in comune di Castelmagno (CN) comune oggi ben noto per il famoso santuario dedicato a San Magno, e per l’ancora più famoso omonimo formaggio. La sua posizione, impervia, isolata e pericolosa soprattutto in inverno e con la neve, il suo stesso nome, Arbouna in lingua locale, ovvero “grande albero” o “fra gli alberi”, ma anche riconducibile alla città di Narbonne, Francia del sud, indicano probabilmente una misteriosa origine Catara, persa fra le nebbie del passato.nar4

I Catari furono un movimento ereticale assai diffuso nella Francia meridionale, che sosteneva una vita di purezza e distacco dal mondo materiale; nel XIII secolo subì la persecuzione di crociate ed inquisizione, fino alla sua totale distruzione. Il nome stesso della borgata (Narbona-Narbonne), la posizione impervia e quasi improntata alla sua difesa, i rituali legati alle processioni dette “Cours dji Mort” e che si svolgevano nel giorno della Candelora, 2 febbraio, giorno della purificazione di Maria (purificazione-purezza catara), alcuni particolari toponimi, numerose leggende legate a diavoli, missionari e cavalieri, sono alcuni degli indizi che sembrerebbero supportare l’ipotesi che Narbona sia stata fondata da un gruppo Catari in fuga dalle persecuzioni.

Ancora oggi, inerpicandoci nello stretto vallone dove i prati si dovevano falciare legati per non precipitare e percorrendo il “sentiero dei morti” che congiunge Narbona alla frazione di Campomolino, un tempo utilizzato per trasportare a valle i defunti, ci sembra che le voci dei bambini per i quali lassù era stata allestita una scuola, le campane della chiesa, i rumori del lavoro che a l’Arbouna quotidianamente si svolgeva risuonino ancora fra le case.

Ma le case sono vuote: solo i fantasmi le abitano.

Fonti:

http://leggendedellavallegrana.blogspot.it/2013/01/narbona-o-arbouno-la-leggenda.html

http://notizie.comuni-italiani.it/foto/83281

Max Pellerino