vischiobaccheAprendo e consultando testi come la “Flora d’Italia” del Pignatti, si legge che il Viscum album (questo è il nome scientifico della pianta di vischio) è, dal punto di vista botanico, una pianta epifita ed emiparassita. Consultando il glossario si può cercare di fare chiarezza su queste definizioni e si scopre così che è una pianta che vive sopra altre piante (ecco il significato di “epifita”) e che, pur facendo la fotosintesi, vive a spese dell’ospite su cui cresce, a cui sottrae acqua e sali minerali (ed ecco quello di “emiparassita”).
Tanto è interessante il suo stile di vita, quanto lo è il modo in cui il seme del vischio arriva a colonizzare un ospite. Questa pianta, infatti, fiorisce a partire dal suo quinto anno di vita e sviluppa delle bacche biancastre, che vengono mangiate da alcuni uccelli tra cui cince, beccofrusoni, tordele e tordi.

Essendo i semi presenti all’interno delle bacche protetti da una sostanza densa e appiccicosa, una volta espulsi dall’uccello con le feci, e cadendo sulla pianta ospite, iniziano a germinare su di essa. Giorno dopo giorno, infatti, il seme sviluppa una radice modificata che, anziché approfondirsi nel terreno, penetra nella corteccia dell’albero ospite fino a collegarsi con i tessuti conduttori che ne trasportano l’acqua e i sali minerali dalle radici alle foglie, e che da quel momento saranno usati anche dal parassita-vischio per crescere e svilupparsi.

vischio e tordela

Guano di tordela con semi di vischio

Questa pianta dall’incredibile comportamento non è passata alla storia solo per il suo particolare ciclo biologico, ma anche per il significato che alcune culture le hanno attribuito nei secoli. I celti e le antiche genti scandinave, per esempio, ne raccontavano tramite il mito di Baldr, il dio del Sole e di Frigga, sua madre e dea dell’Amore. Secondo la leggenda, infatti, Baldr sognò la sua morte e la madre, spaventata che il sogno potesse diventare realtà, andò dall’Acqua, dall’Aria, dal Fuoco, dalla Terra, da tutti gli animali e da tutte le piante, facendosi promettere da ognuno di loro che nulla di male sarebbe stato fatto al figlio. Loki, fratello di Baldr, nonché dio del Male, sapeva però che Frigga si era dimenticata di rivolgersi ad una pianta: il vischio. Creò quindi una freccia con una pianta di vischio e la fece scoccare a Hoder, il dio cieco dell’Inverno, che uccise Baldr. Il cielo si oscurò e tutte le creature piansero la morte del dio cercando di riportarlo in vita, ma invano. Frigga, disperata per la perdita del figlio, iniziò a piangere sul suo corpo e la leggenda vuole che le lacrime versate dalla dea, a contatto della freccia, si tramutarono nelle bianche perle del vischio, riportando in vita il figlio. Da quel giorno, la dea dell’Amore baciò tutti coloro che passavano sotto un ramo di vischio. E da qui la tradizione del bacio sotto il vischio come rito di buon auspicio.
Del vischio si parlò anche successivamente, nell’Eneide di Virgilio ad esempio, dove pare che fosse proprio il vischio il “Ramo d’Oro” sacro a Proserpina, necessario ad Enea per poter scendere nell’Ade e rivedere suo padre.
Nel passato recente, invece, il contenuto appiccicoso delle bacche del vischio è stato utilizzato come colla per la pratica dell’uccellagione.
Insomma, nel bene o nel male, anche la nostre tradizioni sono invischiate con questa particolarissima pianta.

Benché non sia una specie protetta a livello nazionale e sia facilmente individuabile su pini silvestri, meli e peri, si consiglia di raccoglierlo con parsimonia e attenzione: come ogni altra specie vivente, anche il vischio riveste un ruolo importante all’interno delle dinamiche ecologiche del bosco.

Se si volesse vedere il vischio in natura, consigliamo di risalire la Val Maira e di osservare i pini nei dintorni di Camoglieres, nel Comune di Macra e Rubbio, nel Comune di San Damiano Macra.

Alessandro Girodo